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FRANCESCA Romana  Bonzanin


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FRASI E AFORISMI



Mi sa che fuori è primavera – Concita De Gregorio – Feltrinelli,2015

 

PAG. 12

[...] gli occhi di ciascuno sono uno specchio che riflette il dolore dell’altro e si amplifica il dolore, cresce, alla fine resta solo lui.

PAG. 13

Come puoi essere ancora viva, insomma, e aver voglia di stare ancora nel mondo. Hai dimenticato le bambine? Vergognati. È come se mi dicessero che sono morta anche io, ed è uno scandalo che mi ribelli.

PAG. 14

[...]niente si dimentica ma tutto, a momenti, si deve poter prendere e mettere in un posto.

[...]Come potremmo vivere senza placare la memoria, che non vuol dire arrendersi, o dimenticare,ma lasciare che il caldo si raffreddi, che il bagnato si asciughi, che ogni cosa si trasformi e nasca un inizio da ogni fine.

[...]C’è bisogno di paura per avere coraggio. È l’assenza la vera misura della presenza.

PAG. 19

La memoria fa certi scherzi: lavora, proprio. È una specie di salvavita: quando deve cancella. Delete.

PAG. 20

La sera era un uomo capace di farti leggere fino a tardi, nel letto:non ce ne sono tanti. Io leggo ore e ore, anche la notte: con lui mi sentivo libera di farlo.

PAG. 21

Avrei dovuto capire che non c’era amore dentro quella sua smania di mostrarmi senza vedermi.

PAG. 30

[...]di fronte al bisogno di sapere se non viviamo per caso in un tempo che non corre lungo una linea del tempo ma che invece è tutto sempre e contemporaneamente presente, è tutto qui, un tempo in cui ciò che è accaduto che accade e che accadrà abita lo stesso spazio. [...] Del fulmine che ci colpì prima che nascessimo portiamo le tracce, delle donne e degli uomini prima di noi completiamo e replichiamo il disegno.

PAG. 31

Il nome delle cose [...]è solo un titolo che noi diamo, per orientarci nei giorni, al destino di cui siamo anelli: così che possa sembrarci, ogni cosa, una scelta.

PAG. 36

Non mi dispiace davvero niente. Tutto mi pare una sorpresa e un regalo. Quando sento le persone attorno a me che si addolorno per questioni così piccole penso state attenti, non giocate col drago: potrebbe svegliarsi.

PAG. 37

Tutto torna. Todo cuadra, nonna, vuol dire che ogni cosa alla fine va al suo posto.

PAG. 45

Il matrimonio è un patto sigillato sui reciproci bisogni.

PAG. 49

L’amore si moltiplica, non si divide.

PAG. 63

Mi scusi se mi permetto tanta confidenza ma conosco la solitudine e la riconosco, non mi è nemica, al contrario: è diventata nel tempo una compagna e un’alleata. Nel tempo, perchè al principio è stata una vera guerra. L’assenza mi ha dato assedio, come fanno gli eserciti con le fortezze. [...] l’attesa delle persone amate non è una pausa: è un lavoro incessante, una fatica mostruosa, una lotta contro i peggiori pensieri. È uno spazio che si riempie di mostri e ti sorprende alle spalle. Gli anni passano, i minuti no. Il tempo della vita vola via e insieme ti dice a ogni istante che proprio quel momento avresti voluto e dovuto passare con chi ami, quello e non un altro, non ce ne sarà un altro, non ce ne sarà un altro uguale [...].

PAG. 78

Che il tempo non esiste. Siamo tutti al mondo allo stesso momento, nel passato nel presente e nel futuro.

PAG. 79

Todo cuadra. Questa formula, tutto è al suo posto. Ma non si può tanto tradurre. Tutto è proprio come deve essere. Non c’è da ostinarsi a spostare i pezzi. Bisogna solo osservarli muovere, vedere dove vanno. Questo siamo: spettatori attivi nel teatro dell’universo. È uno spettacolo, realmente, la vita. Todo cuadra.

PAG. 79

L’amore è fragile. È una cosa talmente magica che bisogna starci molto attenti. A come si dicono le cose. Svanisce, altrimenti: va via. Deve rimanere nel bello. Vive di sorrisi. Handle with care, con cura. Controllare le proprie ossessioni, non fare scenate di gelosia inutili. Non metterlo alla prova, soprattutto. Mai.

PAG. 79

Parole tranello. Capriccio. Colpa. Regola. Pericolo. Non giocare con queste parole.Quando sembra che gli altri conoscano le regole del gioco e tu no. Quando vogliono farti pensare che sei inadeguata, e alla fine davvero lo pensi. Quando vogliono farti dire che sei stata una bambina viziata, che hai giocato col fuoco. Che la colpa è tua. La colpa. È tua. Che non sei stata prudente, non hai visto il pericolo. Egoista, cieca. Bisognava sopportare. Non giocare con queste parole. Non toccarle. Sono trappole mortali.

PAG. 80

La storia non la capisci mai mentre accade. È raro. [...]La storia grande è uno spostamento piccolo nella tua vita. È la storia piccola della tua vita a essere grande.

PAG. 83

A volte penso che l’abitudine alla violenza come forma ordinaria di convivenza – come modalità dei legami d’amore – non mi abbia aiutata, da adulta, a riconoscere il pericolo.

PAG. 84

Facevo molta fatica, quando ero incinta, a dire a due persone insieme: vi amo. È strano. È difficile. È davvero insolito. Rivolgersi a due, a volte, è troppo. Non ti senti capace. Non ti senti all’altezza. Non sai a chi chiedere aiuto.

PAG. 86

Il lutto in assenza del corpo è un’emorragia misteriosa e inarrestabile: hai sempre nuova linfa da perdere, si rigenera, non arriva mai il giorno in cui si estingue.

PAG. 87

Vuoi dire, con gli occhi sgranati di sorpresa, che può succedere, ti è successo quello che non avresti mai pensato possibile. L’amore è tornato, non se n’era andato mai: era nascosto in un angolo, si era accovacciato con le mani sulla testa pieno di paura, ma era lì.

PAG. 87

Dimenticare è impossibile, ma vivere si deve perché la natura ha deciso così: il dolore da solo non uccide. L’assenza di un amore si ripara con altro amore.

PAG. 88

[...]bisogna stare attente a non considerare normale ogni giorno qualche piccola vessazione nuova, qualche minuscola regola incomprensibile ma in fondo tollerabile, bisogna stare attente a non arretrare senza accorgersene fino a trovarsi in un posto che non è più il tuo posto ma è troppo tardi, allora. Perchè questo è quello che è successo a me, dici. Mi sono accorta che non ero più io, ma c’erano le bambine ed era troppo tardi.

Ho pensato: pazienza, passerà.

PAG. 95

La vita è molto semplice. Per essere felici non ci vuole tanto. Per essere felici non ci vuole quasi niente. Niente, comunque, che non sia già dentro di noi.

[...] È il tempo la nostra prigione. Il troppo presto, il troppo tardi, il troppo breve e troppo poco.

PAG. 97

Non dice mai di no. Dice, tutt’al più: è possibile. È il suo modo di indicare una difficoltà. Non è facile. Non è detto. Non era previsto. È davvero complicato. Dunque: è possibile.

PAG. 98

Ho pensato di aver amato molto e che non avrei amato più. Mi sbagliavo.

PAG. 101

[...]quanto mi impressionasse questo tornare dei numeri, dei nomi, dei luoghi nel corso delle vite. Non esistono, Irina, mi dicevi: sono tutti nodi che arrivano al pettine delle nostre vite. Per qualcuno arrivano, per altri non arrivano mai. C’è chi non si pettina, inoltre, ridevi più forti e mi versavi ancora da bere.

PAG. 105/106

[...]sei in pericolo ovunque, in realtà, quando le persone attorno non ti vedono, non ti credono.

PAG. 107

Si ha nostalgia delle persone, non delle categorie. Di tua nonna, proprio lei, non delle nonne. Di tuo padre, non di un padre. [...] l’assenza è una presenza costante:ti sfida in un corpo a corpo quotidiano, ti assedia. Ti vuole nella lotta, misura il tuo respiro. La nostalgia è fisica, poi. È proprio impossibile colmare la misura di un corpo vivo: quell’odore, quella morbidezza della pelle, quella voce quando ti chiama. Quel tipo di resistenza docile all’abbraccio, quel modo di piegare il collo. Non c’è niente, nessuno che possa sostituire l’assenza di qualcuno. Solo il sogno. Quando tornano profumate e vive nei sogni, con i corpi e con le voci. Sono felice quando le sogno. Mi sveglio felice.

PAG. 108

Sono una madre, lo sarò sempre. Senza figli ma madre. Non servono figli per essere madri.

PAG. 110

[...]solo l’amore per un figlio è amore,quello vero.

PAG. 113

Vittime, carnefici. Battaglie. Confini. Dentro e fuori, dappertutto, confini.

PAG. 114

Bisogna riuscire a distrarsi, a volte. È proprio necessario come il sonno, come l’acqua.

PAG. 115

Più doloroso di non avere accanto chi si ama c’è solo non sapere dov’è, chi si ama. Non avere neppure il suo corpo da immaginare che cammina altrove.

PAG. 115

L’amore non si dimentica di te anche quando tu lo ignori. Torna, bussa. Se non rispondi ti porta a fondo. Devi averne un po’ paura, quando chiama. Devi essere lì e prenderti cura di lui. Solo se lo lasci libero di andare puoi vederlo tornare.

PAG. 121

[...]la perdita di un figlio è la pietra di paragone, la misura aurea del dolore. Il metro. Ogni altra difficoltà della vita[...] è contenuta in quel perimetro.

PAG. 121

[...]sembra un’eresia dire che è anche un privilegio, conoscere i confini del dolore.