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MADAME MATISSE (2017)

Madame Matisse

di Francesca Romana Bonzanin

Non è sempre uguale l’acqua che scende nel vortice degli scarichi dei bagni.

« Sofia, guarda che questo lavandino è intasato. Prendimi lo stura lavandini nel carrello perfavore. Sofia? Mi ascolti?»

Salut !Ciao!

Bonjour !Buongiorno!

Bonsoir !Buonasera!

Bonne nuit !Buonanotte!

Salut !Ciao! (informale)

Au revoir !Arrivederci! (formale)

Comment tu t'appelles ? Come ti chiami?

Je m’appelle... Mi chiamo...

Je viens...

« Scusa, stai dicendo qualcosa, Matisse?»

« Sì, se mi passi lo sturalavandini, questo scarico è otturato»

« È sempre lo stesso di ieri?»

« No, quello era alla 114»

« Ah, già»

« Cosa ascolti? Ancora il corso di inglese? Ormai saprai parlare meglio della regina»

« No, ho iniziato il corso di francese. Je m’appelle Sofie. Ravi de vous connaître, madame Matisse »

« Madame Matisse, suona proprio bene! ».

Quando rideva, tutte le rughe del viso si increspavano d’onde di piacere. Mai un filo di trucco. Era una donna che non conosceva tristezza o che almeno non voleva condividerla. La teneva tutta stretta a sè, infilata nei vestiti aderenti in cui si strizzava.

« Ma un nome vero ce l’hai? »

« Certo che ce l’ho, ce l’hanno tutti, no? ».

Avevano quasi finito il piano. Letti rifatti, cestini svuotati, bagni puliti.

Che disordine. Sofia, non riusciva ad abituarsi al caos appeso nelle camere d’albergo.

“ Pulisci senza spostare niente. Non devi lasciare traccia del tuo passaggio: le cameriere sono e devono restare invisibili, ” questo le aveva raccomandato Matisse il suo primo giorno di lavoro.

Doveva essere una cosa provvisoria, un’occupazione estiva per pagare i debiti di gioco del padre. Era lì da tre anni ormai. Era morto da tre anni.

Più si screpolava la pelle con i detersivi annacquati dal proprietario dell’albergo, più annusava disinfettante e anticalcare, più le veniva voglia di andarsene, di studiare, di combinare qualcosa. Doveva farne pur qualcosa della sua vita, non poteva essere tutto un pulire, rifare letti, portarsi a casa carta igienica e campioncini di shampo.

Non si può affrontare la vita in generale, neanche una singola giornata. Si può partecipare solo a quello che si ha davanti. I sogni dentro, la vita fuori. Il susseguirsi di dense giornate stancanti è rassicurante, ma sono le aspirazioni a farci sopravvivere, anche quando sono ordinarie. Anche quando si è certi di non poterle realizzare. Basta esserne consapevoli, avere tutto sotto controllo. I bagni sono sempre al loro posto, lo sporco anche. Trasformare il disordine in ordine, lo sporco in pulito questo è rassicurante. E quando una camera è finita, via un’altra. Tutte uguali. Tutte prima sporche, poi pulite, poi di nuovo sporche. In mezzo resta lo spazio per pensare. Per infilarsi due auricolari e imparare tutte le lingue del mondo, di Paesi che non si visiteranno mai.

Il primo corso di lingue in CD lo aveva trovato sotto a un letto. Spagnolo per principianti. All’inizio le faceva compagnia nelle lunghe ore di lavoro.

Hola

¿Cómo estás? 

Muy bien gracias ¿y tú?

“ Usare lo sturalavandini è un’arte: quando è necessario si usa finchè non torna un bel vortice d’acqua a spazzare via tutto, Sofia, e senza stare a perderci troppo tempo. Il corridoio è lungo e c’è sempre un’altra camera ad aspettarci,” questa è la filosofia di Matisse. Sofia sa che vale anche per la vita.

Per lavorare bene con Matisse basta rispettare le sue regole:

1.     Mai infilarsi il grembiule di Matisse;

2.     Avere sempre il grembiule pulito;

3.     Non perdersi in chiacchere;

4.     Mai dimenticarsi i guanti: “ Vuoi portarti a casa qualche malattia, bellezza? ”;

5.     Mai lamentarsi dello sporco lasciato dai clienti: “ Con quel che pagano, hanno il diritto di fare tutto il casino che vogliono ”;

6.     Mai lamentarsi della paga: “ Se pulisci cessi, prendi paga da schifo ”;

7.     Mai fare domande personali, neanche quando si presenta al lavoro piena di lividi: “ La vita di Matisse è solo di Matisse, i problemi anche”;

8.     Mai farsi beccare a guardare gli orecchini appariscenti che le piace indossare, unico tocco frivolo su una donna trascurata. Da giovane doveva essere stata molto corteggiata perché manteneva ancora quel modo tipico di inclinare la testa su un lato delle donne belle quando parlano con uomo, a significare: non smettere di darmi attenzione, ma guarda che non ci sto ;

9.     Essere sempre puntuale: “ Credi che io mi diverta a  svegliarmi alle 5, prendere due autobus per essere qui puntuale, bellezza? ”;

10.                       Fare attenzione ai particolari: “ Chi credi si voglia stendere su quel letto che è tutto una piega? Qui non vengono fachiri ma gente che lavora e deve riposare bene prima di riprendere l’aereo e tornarsene a casa”;

11.                  Riporre il carrello senza rifiuti e già pronto per il turno successivo;

12.                       Tenere a posto l’armadietto: “ Si capisce molto di una persona: se non sai tenere in ordine nemmeno quello, come pensi di farlo in un intero albergo? ”;

13.                       Salutare sempre, all’arrivo e prima di smontare il turno.

« Ciao, Matisse, io vado. A domani »

« Ciao, bellezza. Domani comincia tu, io arrivo tardi. Mi porta mio marito »

« Va bene, ciao ».

E Sofia si rinfila gli auricolari perplessa, è incredibile. Che Matisse arrivi in ritardo e rinunci a un’ora o due di paga. Che Matisse abbia un marito. Avrà anche dei figli, allora.

« Bellezza, imparalo bene il francese e poi vai ad assaggiare un po’ di brioche. Fatti trascinare dal vortice, anche se non sai dove ti porterà. Prendi un aereo per una volta e incasina una stanza d’albergo e parla con gente vera e non con una voce registrata. Ce la puoi fare, tu. Hai una possibilità, ce l’hai. Perché non hai un uomo. L’amore è una gran fregatura, bellezza »

« Hai detto qualcosa, Matisse? »

« No, cherie, niente che tu non sappia già ».