Madame Matisse
di Francesca Romana Bonzanin
Non è sempre uguale l’acqua che
scende nel vortice degli scarichi dei bagni.
« Sofia, guarda che questo lavandino
è intasato. Prendimi lo stura lavandini nel carrello perfavore. Sofia? Mi
ascolti?»
Salut !Ciao!
Bonjour !Buongiorno!
Bonsoir !Buonasera!
Bonne nuit !Buonanotte!
Salut !Ciao! (informale)
Au revoir
!Arrivederci! (formale)
Comment
tu t'appelles ? Come ti chiami?
Je
m’appelle... Mi chiamo...
Je
viens...
« Scusa, stai dicendo qualcosa,
Matisse?»
« Sì, se mi passi lo sturalavandini,
questo scarico è otturato»
« È sempre lo stesso di ieri?»
« No, quello era alla 114»
« Ah, già»
« Cosa ascolti? Ancora il corso di
inglese? Ormai saprai parlare meglio della regina»
« No, ho iniziato il corso di francese. Je m’appelle Sofie. Ravi de vous connaître,
madame Matisse »
« Madame
Matisse, suona proprio bene! ».
Quando rideva, tutte le rughe del
viso si increspavano d’onde di piacere. Mai un filo di trucco. Era una donna
che non conosceva tristezza o che almeno non voleva condividerla. La teneva
tutta stretta a sè, infilata nei vestiti aderenti in cui si strizzava.
« Ma un nome vero ce l’hai? »
« Certo che ce l’ho, ce l’hanno
tutti, no? ».
Avevano quasi finito il piano. Letti
rifatti, cestini svuotati, bagni puliti.
Che disordine. Sofia, non riusciva ad
abituarsi al caos appeso nelle camere d’albergo.
“ Pulisci senza spostare niente. Non
devi lasciare traccia del tuo passaggio: le cameriere sono e devono restare
invisibili, ” questo le aveva raccomandato Matisse il suo primo giorno di
lavoro.
Doveva essere una cosa provvisoria,
un’occupazione estiva per pagare i debiti di gioco del padre. Era lì da tre
anni ormai. Era morto da tre anni.
Più si screpolava la pelle con i
detersivi annacquati dal proprietario dell’albergo, più annusava disinfettante
e anticalcare, più le veniva voglia di andarsene, di studiare, di combinare
qualcosa. Doveva farne pur qualcosa della sua vita, non poteva essere tutto un
pulire, rifare letti, portarsi a casa carta igienica e campioncini di shampo.
Non si può affrontare la vita in
generale, neanche una singola giornata. Si può partecipare solo a quello che si
ha davanti. I sogni dentro, la vita fuori. Il susseguirsi di dense giornate
stancanti è rassicurante, ma sono le aspirazioni a farci sopravvivere, anche
quando sono ordinarie. Anche quando si è certi di non poterle realizzare. Basta
esserne consapevoli, avere tutto sotto controllo. I bagni sono sempre al loro
posto, lo sporco anche. Trasformare il disordine in ordine, lo sporco in pulito
questo è rassicurante. E quando una camera è finita, via un’altra. Tutte
uguali. Tutte prima sporche, poi pulite, poi di nuovo sporche. In mezzo resta
lo spazio per pensare. Per infilarsi due auricolari e imparare tutte le lingue
del mondo, di Paesi che non si visiteranno mai.
Il primo corso di lingue in CD lo
aveva trovato sotto a un letto. Spagnolo per principianti. All’inizio le faceva
compagnia nelle lunghe ore di lavoro.
Hola
¿Cómo estás?
Muy bien
gracias ¿y tú?
“ Usare lo sturalavandini è un’arte:
quando è necessario si usa finchè non torna un bel vortice d’acqua a spazzare
via tutto, Sofia, e senza stare a perderci troppo tempo. Il corridoio è lungo e
c’è sempre un’altra camera ad aspettarci,” questa è la filosofia di Matisse.
Sofia sa che vale anche per la vita.
Per lavorare bene con Matisse basta
rispettare le sue regole:
1. Mai infilarsi il grembiule di
Matisse;
2. Avere sempre il grembiule pulito;
3. Non perdersi in chiacchere;
4. Mai dimenticarsi i guanti: “ Vuoi
portarti a casa qualche malattia, bellezza? ”;
5. Mai lamentarsi dello sporco lasciato
dai clienti: “ Con quel che pagano, hanno il diritto di fare tutto il casino
che vogliono ”;
6. Mai lamentarsi della paga: “ Se
pulisci cessi, prendi paga da schifo ”;
7. Mai fare domande personali, neanche
quando si presenta al lavoro piena di lividi: “ La vita di Matisse è solo di
Matisse, i problemi anche”;
8. Mai farsi beccare a guardare gli
orecchini appariscenti che le piace indossare, unico tocco frivolo su una donna
trascurata. Da giovane doveva essere stata molto corteggiata perché manteneva
ancora quel modo tipico di inclinare la testa su un lato delle donne belle
quando parlano con uomo, a significare: non smettere di darmi attenzione, ma
guarda che non ci sto ;
9. Essere sempre puntuale: “ Credi che
io mi diverta a svegliarmi alle 5,
prendere due autobus per essere qui puntuale, bellezza? ”;
10.
Fare
attenzione ai particolari: “ Chi credi si voglia stendere su quel letto che è
tutto una piega? Qui non vengono fachiri ma gente che lavora e deve riposare
bene prima di riprendere l’aereo e tornarsene a casa”;
11.
Riporre
il carrello senza rifiuti e già pronto per il turno successivo;
12.
Tenere
a posto l’armadietto: “ Si capisce molto di una persona: se non sai tenere in
ordine nemmeno quello, come pensi di farlo in un intero albergo? ”;
13.
Salutare
sempre, all’arrivo e prima di smontare il turno.
« Ciao, Matisse, io vado. A domani »
« Ciao, bellezza. Domani comincia tu,
io arrivo tardi. Mi porta mio marito »
« Va bene, ciao ».
E Sofia si rinfila gli auricolari
perplessa, è incredibile. Che Matisse arrivi in ritardo e rinunci a un’ora o due
di paga. Che Matisse abbia un marito. Avrà anche dei figli, allora.
« Bellezza, imparalo bene il francese
e poi vai ad assaggiare un po’ di brioche. Fatti trascinare dal vortice, anche
se non sai dove ti porterà. Prendi un aereo per una volta e incasina una stanza
d’albergo e parla con gente vera e non con una voce registrata. Ce la puoi
fare, tu. Hai una possibilità, ce l’hai. Perché non hai un uomo. L’amore è una
gran fregatura, bellezza »
« Hai detto qualcosa, Matisse? »
« No, cherie, niente che tu non sappia
già ».